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	<description>Notizie, considerazioni e discussioni sugli enterprise systems (mainframe e non) in italiano</description>
	<lastBuildDate>Tue, 18 Jun 2013 11:25:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Il bottone rosso della Business Continuity</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 13:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vidierre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Dire che di frequente siamo nel mezzo di discussioni sul Disaster Recovery, Business Continuity, Component Failure, etc. è un eufemismo. Nonostante tutto, questi argomenti hanno delle realizzazzioni pratiche negli ambienti ITC molto variegate, che spesso trascurano o trattano in modo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://prezi.com/embed/25a05303cb193f82a17d0e0c7eda3db2f9c603aa/?bgcolor=ffffff&amp;lock_to_path=0&amp;autoplay=0&amp;autohide_ctrls=0&amp;features=undefined&amp;disabled_features=undefined" height="400" width="550" frameborder="0"></iframe><br />
Dire che di frequente siamo nel mezzo di discussioni sul Disaster Recovery, Business Continuity, Component Failure, etc. è un eufemismo. Nonostante tutto, questi argomenti hanno delle realizzazzioni pratiche negli ambienti ITC molto variegate, che spesso trascurano o trattano in modo superficiale un aspetto di &#8220;impatto&#8221; paragonabile alla mole degli investimenti richiesti: chi e come dichiara che siamo in &#8220;disastro&#8221;?<br />
<a href="http://www.linkedin.com/pub/luca-mambella/59/60/1a" target="_blank">Luca Mambella</a> si occupa di questi temi oramai da quasi vent&#8217;anni, e se ne occupa per conto deile più grandi organizzazioni ITC Italiane. Penso che siano pochi gli IT manager che, prima o dopo aver investito per una soluzione di Business Continuity, non si siano confrontati con Luca.</p>
<p>E&#8217; per questo che pubblico volentieri questa sua riflessione. Nel suo stile non è un documento, ma una presentazione; non una delle solite presentazioni con le slide, ma quattro passi attorno a domande e risposte sull&#8217;argomento del Bottone Rosso.</p>
<p>Direi quattro passi come quelli che spesso facciamo insieme, discutendo di argomenti di lavoro nel parcheggio dell&#8217;ufficio.</p>
<p>SUGGERISCO DI METTERLO A SCHERMO INTERO DOPO AVERLO AVVIATO.</p>
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		<title>Parola d’ordine: semplificare! Lo z/OS Management Facility</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 12:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corrado</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sistemi Operativi]]></category>
		<category><![CDATA[z/OS]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sistema operativo z/OS ha più di 40 anni di storia, durante I quali ha avuto una costante evoluzione e sicuramente alcune cose risultano, oggi, degne di revisione IBM ha messo in campo un progetto la cui analisi ha evidenziato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema operativo z/OS ha più di 40 anni di storia, durante I quali ha avuto una costante evoluzione e sicuramente alcune cose risultano, oggi, degne di revisione</p>
<p>IBM ha messo in campo un progetto la cui analisi ha evidenziato alcuni fenomeni significativi:</p>
<ul>
<li>innanzitutto, alcune aree e tasks specifiche risultano troppo “complicate”</li>
<li>poco standardizzate, a volte, e di conseguenza soggette all&#8217;errore umano</li>
<li>l&#8217;interfaccia (GUI) poco “appealing”</li>
</ul>
<p>Soprattutto l&#8217;ultimo punto introduce un aspetto da non sottovalutare assolutamente. Infatti, non bisogna dimenticare che il ricambio generazionale che si affaccia nel mondo del mainframe e dello z/OS, proviene, oramai, da una generazione abituata ad entrare in contatto con la tecnologia (computer, cellulari, playstation&#8230;) attraverso un&#8217;interfaccia intuitiva. Il vecchio e caro schermo verde e nero 3270, potrebbe risultare troppo ostico da affrontare.</p>
<p>Da queste evidenze, dalla necessità di semplificare e dalla consapevolezza che, in un futuro prossimo, si potrebbe andare incontro ad uno “shortage” di personale z/OS esperto, già da tempo IBM ha lanciato l’iniziativa detta “IBM Academic Initiative” volta a divulgare la conoscenza del mondo mainframe all’interno delle Università e a formare nuovi professionisti del settore.</p>
<p>Accanto a questa iniziativa strategica, che definirei “istituzionale” , IBM ha deciso, già da qualche anno (2010 ndr) , di mettere a disposizione un nuovo prodotto, anzi meglio dire un set di funzionalità per l’amministrazione del sistema z/OS: nasce così lo z/OS Management Facility, il cui obiettivo è appunto quello di semplificare l&#8217;attività dei system programmers z/OS, e rendere immediatamente produttivi anche quei system programmers alle prime armi.</p>
<p>“It sounds like a great idea” , è la frase con la quale è stato accolto il lancio di questo prodotto. L’aiuto ai “sysprogs” per gestire con facilità lo z/OS, semplificare e ridurre le procedure manuali di molte attività svolte nel “day-by-day” , avviene attraverso un “portale d’accesso” via web, fornito di una Graphical User Interface (GUI) come i moderni e familiari browsers. Ovviamente, è a disposizione anche una guida automatica “end-to-end” per ogni attività con “embedded active assistance” e message help.</p>
<p>Le aree che sono state indirizzate da zOS MF sono:</p>
<ul>
<li>Problem Management &amp; Analysis
<ul>
<li>Monitoraggio della “salute” del sistema, identificazione di situazione di errore o potenzialmente tali, analisi e risoluzione dei problemi</li>
</ul>
</li>
<li>Configuration
<ul>
<li>Resource &amp; Wkld Mgmt, dasd management, configuration assistant for z/OS Comm Server</li>
</ul>
</li>
<li>Installation, Migration &amp; Maintenance
<ul>
<li> Software Deployment</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Vediamo da vicino proprio quest&#8217;ultima funzionalità. Scopo principale del processo di software deployment è mettere a disposizione un nuovo software (sistema operativo, middleware o programma), curarne la manutenzione e la personalizzazione.</p>
<p>Questo processo prevede di installare il software e poi configurarlo opportunamente a secondo dei diversi ambienti sui quali verrà propagato, test, sviluppo, produzione, addestramento&#8230;. inoltre, sebbene sia possibile condividere l’istanza software, si possono creare tante copie per quanti sono gli ambienti, e curare la manutenzione, automaticamente via SMP/E, solo dell’istanza sorgente.</p>
<p>In questo modo, si cerca di eliminare una serie di inconvenienti dovuti alla manualità del processo come, ad esempio, errore nelle copie delle librerie oppure difficoltà nel recepire nuove tecnologie (ie zFS) perchè le politiche di copia implementate localmente non erano in grado di “supportare” tale tecnologia.</p>
<p>L’obiettivo è proprio quello di copiare/clonare il software instance in maniera rapida e coerente dal punto di vista logico, avere la parte SMP/E integra e coerente con le copie delle librerie software, senza tralasciare/dimenticare nulla, eseguire opportunamente le azioni richieste come identificazione prereq e HOLD.</p>
<p>Ecco allora che z/OS SW Deployment si prefigge di raggiungere questo stato desiderato di “Nirvana” , in maniera da rendere il tutto semplice ed efficace.</p>
<p>Inoltre, oltre a ridurre il tasso di errore, fa in modo che lo skill richiesto per l&#8217;esecuzione non debba essere necessariamente elevato.</p>
<p>Questo sforzo di semplificazione non si indirizza e si conclude solo con lo zOS MF ma IBM ha già messo in atto altre iniziative quali, ad esempio, IBM Healt checker for z/OS, cioè un insieme di protocolli automatici che verificano la bontà e la salute della parametrizzazione di alcune configurazioni di sistema e/o prodotti.</p>
<p>L&#8217;impegno profuso andrà avanti nel tempo, come testimoniano le risorse economiche investite, e sicuramente vedremo altri rilasci ed innovazioni nei prossimi anni.</p>
<p>Last but not least, lo z/OS MF è un prodotto &#8220;no-cost&#8221;</p>
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		<item>
		<title>La strada contorta tra Open e Interoperabilità&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 16:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vidierre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi segue l&#8217;eco dei nostri post nel gruppo Enterprise System Italia su LinkedIN, avrà notato la discussione sull&#8217;Open Source dopo il mio articolo uscito su LineaEDP.  Successivamente mi hanno segnalato per commentare, l&#8217;intervista sul Corriere della Sera di Pierluigi Mazzuca [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi segue l&#8217;eco dei nostri post nel gruppo <a href="http://www.linkedin.com/groups/Enterprise-Systems-Italia-4618572" target="_blank">Enterprise System Italia</a> su LinkedIN, avrà notato la discussione sull&#8217;Open Source dopo <a href="http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CropServer?date=20130528&amp;idArticle=172543861&amp;authCookie=2023797056&amp;goback=.gde_4618572_member_244974186" target="_blank">il mio articolo</a> uscito su LineaEDP.  Successivamente mi hanno segnalato per commentare, l&#8217;intervista sul Corriere della Sera di <a href="http://www.linkedin.com/profile/view?id=5673161&amp;authType=NAME_SEARCH&amp;authToken=O5B1&amp;locale=en_US&amp;srchid=6f82d44b-fc72-4ba0-a577-462c6ddefc82-0&amp;srchindex=2&amp;srchtotal=3&amp;goback=.fps_PBCK_pierluigi+mazzuca_*1_*1_*1_*1_*1_*1_*2_*1_Y_*1_*1_*1_false_1_R_*1_*51_*1_*51_true_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2&amp;pvs=ps&amp;trk=pp_profile_name_link" target="_blank">Pierluigi Mazzuca</a> responsabile delle strategie competitive di Microsoft Italia, dal titolo <a href="http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/13_maggio_29/microsoft-interoperabilita-google-mazzuca_c6e16202-c86e-11e2-8fbd-d55cdeb0d621.shtml#.Uab15mXjqUY.twitter" target="_blank"><em>Svolta «open» di Microsoft, che lancia un appello a Google: «Lavoriamo assieme»</em></a>. Sicuramente io non ho la stoffa del giornalista e, piuttosto che rincorrere delle notizie, preferisco condividere con calma le mie riflessioni. Quindi ho letto e riletto l&#8217;intervista segnalatami. La conseguente confusione mi ha fatto decidere di fare più di un post sull&#8217;argomento: per intenderci, come quelli sui produttori di chip, tema che riprendo periodicamente in questo blog.</p>
<p>Nell&#8217;intervista si cita, a testimonianza della passata litigiosità, lo sgarbo fatto nell&#8217;includere <a href="http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/13_maggio_29/microsoft-guerra-google_44e68b20-c85e-11e2-8fbd-d55cdeb0d621.shtml">YouTube nel Windows Phone</a>. Gli sviluppatori Microsoft, non ricevendo informazioni da Google, rilasciarono un&#8217;App che premetteva di saltare la pubblicità e di fare il dowload dei filmati (entrambe vietatissime da Google).  Mazzuca nell&#8217;intervista, più che di appelli, parla dell&#8217;importanza della interoperabilità: &#8220;<em>I clienti utilizzano varie tecnologie e servizi di diversi fornitori. Lavorare bene con gli altri è necessario. Questa la realtà con cui ci confrontiamo. Molti ad esempio usano Chrome su Windows. A fronte di questa situazione l&#8217;atteggiamento di definire un perimetro e difenderlo con unghie e denti è perdente. E poi c&#8217;è un&#8217;altra direzione chiara espressa dal mercato, il cloud.</em> <em>Perché le tecnologie del cloud computing devono di per sé essere interoperabili. Lì non ha nessun senso fare le barricate. [...] Non lo facciamo certo per Google: lo facciamo per i clienti e per noi, perché vogliamo sopravvivere al mercato.&#8221;</em></p>
<p>Mi sembra che la parola Open sia da tutti sventolata quando il proprio recinto ben chiuso non è più così sicuro. Anche perché l&#8217;antitesi tra il mondo Open Source e quello proprietario è un tema totalmente differente da quello dei Sw e Sistemi chiusi rispetto a quelli interoperabili. Se nel primo licenze, supporto e distribuzione dei sorgenti, sono i punti cardine della discussione; nel secondo sono i protocolli, le API e le interfaccie al centro di scelte più o meno difensive del proprio recinto.</p>
<p>Una provocazione per salutarci: un sistema che è in grado di far eseguire più di 5 Sistemi Operativi è Open?</p>
<p>AGGIORNAMENTO: ci sono dei commenti interessanti nel gruppo z/OS Social Forum di LinkedIN a <a href="http://www.linkedin.com/groupItem?view=&amp;gid=4429463&amp;item=247150084&amp;type=member&amp;commentID=142690964&amp;trk=hb_ntf_COMMENTED_ON_GROUP_DISCUSSION_YOU_CREATED#commentID_142690964">questo link</a>.</p>
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		<item>
		<title>I Solid State Drives nel mondo Mainframe : le Flash Express!</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2013 07:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corrado</dc:creator>
				<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[flash]]></category>
		<category><![CDATA[storage]]></category>
		<category><![CDATA[zEnterprise]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche tempo, nel mondo dei dispositivi per l’archiviazione di dati, si è assistito all’introduzione sul mercato ad una novità dal nome di SSD, Solid State Drive. Questa tecnologia era relegata in precedenza a settori d’industria particolari, mentre già da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/HXHtSpfV-iY" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Da qualche tempo, nel mondo dei dispositivi per l’archiviazione di dati, si è assistito all’introduzione sul mercato ad una novità dal nome di SSD, Solid State Drive. Questa tecnologia era relegata in precedenza a settori d’industria particolari, mentre già da qualche anno è disponibile per server e anche per i sottositemi a disco nonché per quella che viene comunemente detta la fascia “consumer”</p>
<p>Rispetto ai tradizionali hard disks, SSD ha maggiori vantaggi dovuti all’assenza di parti in movimento per cui maggiore resistenza, silenziosità e alta affidabilità meccanica, latenze molto più basse – le istruzioni necessarie per accedere una page da 4k sono 500 volte di meno (con un tempo d’accesso 200 volte inferiore !), lettura estremamente veloce, anche random, perchè non c’è una testina di lettura / scrittura da muovere, performance in lettura relativamente deterministichein quanto il tempo di ricerca è quasi costante e non dipende dalla locazione fisica dei dati, e così la frammentazione dei file non ha praticamente impatto sulle performance in lettura, bassi consumi di energia e ridotta produzione di calore ed un range di temperature di funzionamento più alto rispetto agli hard disk (&gt;70° C)</p>
<p>I limiti attuali, e cioè la capacità attualmente più bassa di quelle degli hard disk, una più alta velocità di scrittura per operazioni di write con pochissimi dati (in genere le più piccole unità che è possibile cancellare/modificare sono abbastanza grandi (0.5 – 1 megabyte),  una minore densità di archiviazione, rappresentano un gap che, in prospettiva, è destinato a ridursi sensibilmente.</p>
<p>Ebbene, con l’annuncio dell’elaboratore IBM zEC12 , questa nuovo supporto, denominato Flash Express, è stato introdotto per la prima volta all’interno della famiglia mainframe. La Flash Express è, di fatto, un nuovo tier di memoria tra la RAM e i dischi. Il suo obiettivo è migliorare la disponibilità per i carichi di lavoro importanti e le prestazioni per quei workloads che non possono tollerare picchi di paginazione e ridurre la latenza delle applicazioni critiche come la raccolta di diagnostica (dump etc…). Inoltre, rende possibile anche la paginazione delle page da 1MB e migliorare le prestazioni di alcuni workloads, come DB2, Java e C/C++, che attualmente usano pagine da 1MB. Le pagine da 1MB, che si sono affiancate alle tradizionali page da 4K che abbiamo sempre conosciuto,  esistono già da un po’, per la precisione dall’avvento dello z10, con il vincolo di esser “fixed” a causa dell’entità del delay dovuto alla loro paginazione da disco. Ora, le pagine da 1MB possono essere ospitate su Flash Express, che come abbiamo detto riduce drasticamente i tempi di delay,  per cui è possibile renderle paginabili. In un fronte temporale di medio periodo, ci si aspetta che anche le nuovissime pagine da 2GB (!!) possano trarre beneficio da questa tecnologia.</p>
<p>Per entrare nel dettaglio tecnico, la Flash Express è una SSD montata su schede PCIe, disponibili a coppie (max 4) da 1,4TB utili per un totale di 5,6TB, protetta da un algoritmo di encryprion AES a 128bit e ridondata in RAID10.</p>
<p>Dal punto di vista utente, necessita di una configurazione estremamente facile senza bisogno di definizioni IOCDS e può essere ri-configurata dinamicamente.</p>
<p>Ad oggi è utilizzata dalle routine di Paging/Dumping dello z/OS V1.13, a breve sarà utilizzata anche da Language Environment, DB2, Java e Linux nativo for System z e, in prospettiva, ci si attende che un numero maggiore di componenti z/OS e middleware adotterà questa nuova tecnologia.</p>
<p>In definitiva, Flash Express è intesa come un tier aggiuntivo di memoria per il paging più veloce rispetto agli hard disk, il cui intento NON è il rimpiazzo ma il loro affiancamento per migliori prestazioni e availability.</p>
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		<title>Uno stack di persone per lo #zEnterprise IBM: lo zStack</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vidierre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti conosciamo il significato del termine stack quando si parla di software. In modo semplice si può dire che è l&#8217;insieme di programmi che collaborano e interagiscono per produrre unrisultato. Ma perché una pila (stack)?  Perchè di solito ciascun programma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mainframeitalia.com/wp-content/uploads/2012/05/4gears-390x4982.gif"><img class="size-medium wp-image-219 alignleft" alt="4GEARS 390x498" src="http://mainframeitalia.com/wp-content/uploads/2012/05/4gears-390x4982-234x300.gif" width="234" height="300" /></a>Tutti conosciamo il significato del termine stack quando si parla di software. In modo semplice si può dire che è l&#8217;insieme di programmi che collaborano e interagiscono per produrre unrisultato. Ma perché una pila (<em>stack</em>)?  Perchè di solito ciascun programma si occupa di rendere disponibile uno strato ben specifico di funzionalità che formano la base su cui si poggia il programma successivo. Allo stesso modo professionalità selezionate sull&#8217;Hardware, sul Software e sui Servizi attorno alla piattaforma zEnterprise collaborano in un gruppo all&#8217;interno di IBM chiamato <strong>zStack</strong>. In Italia <a href="http://www.linkedin.com/pub/dir/Francesco/Briga‎" target="_blank">Francesco Briga</a> ne è il responsabile ed a lui ho posto alcune domande che vi riporto qiu di seguito.</p>
<p><strong>IBM parla di zStack cosa si intende con questo termine?</strong></p>
<p>Dal 2010 l’IBM ha costituito lo “zStack,” un gruppo creato con l’obiettivo di supportare la crescita e l’innovazione dei nostri principali clienti sulla piattaforma zEnterprise, ma che si propone di diffonderne l’utilizzo anche in quelle realtà dove questa piattaforma è poco conosciuta.<br />
Il team è formato principalmente da un gruppo di professionisti di alto livello provenienti dalle divisioni che si occupano di hardware, software e servizi dello zEnterprise, che lavorano integrati per offrire le migliori soluzioni ai problemi di business delle aziende.. Il loro lavoro è incentrato su alcune tematiche principali: la piattaforma tecnologica, l’Enterprise Modernization, l’Application modernization, la SOA, le Growth Initiatives dell’IBM quali l’utilizzo di applicazioni in area Analitycs e Industry Solutions, nonchè il Cloud che, vorrei ricordarlo, su questa piattaforma è nativo. Questo gruppo collabora strettamente con i clienti e con quelli che sperabilmente lo diverranno, in attività di studio e di analisi su progetti evolutivi o di consolidamento; attività di test e benchmark, in sinergia con i nostri centri intarnazionali, in particolare quello di Montpellier.</p>
<p><strong>C’è ancora molto fermento su questa piattaforma?</strong></p>
<p>In IBM siamo convinti che un’architettura adeguata debba avere caratteristiche di affidabilità e diponibilità elevate, ma contemporaneamente debba permettere anche una grande flessibilità di scelte architetturali e garantire un’adeguata scalabilità.<br />
I sistemi zEnterprise sono l’ultima versione di una tecnologia che vanta queste caratteristiche con una longevità di quasi cinquant’anni. Per i nostri clienti rappresentano una garanzia di investimento unica nel suo genere.<br />
In questi anni ad ogni annuncio di una nuova versione tecnologica, l’IBM ha introdotto delle funzionalià innovative. Di fatto la piattaforma zEnterprise è l’unica in grado di ospitare contemporaneamente dei workload sviluppati venti anni fa con altri più moderni e di farli interagire tra loro.<br />
Peraltro, la piattaforma è evoluta tantissimo anche per avvicinarsi alle esigenze di realtà più piccole di quelle che necessitano di sistemi in grado di gestire complessità estremamente elevate. Oggi le macchine z114 con sistema operativo Linux possono essere la scelta ideale per progetti di consolidamento di server e per gestire basi dati molteplici su un unico sistema, offrendo però gli indubbi vantaggi di una gestione centralizzata su un sistema “zero fault”, quindi estrema affidabilità insita nel suo DNA e considerevoli risparmi nei costi complessivi di gestione.</p>
<p><strong>Quali sono, in sintesi, le principali novità introdotte recentemente nello zEnterprise?</strong></p>
<p>Partiamo da alcune delle ultime: lo zEC12 è il primo sistema commerciale ad utilizzare la tecnologia di esecuzione transazionale. E’ una tecnologia tipica di supercomputer come Watson che permette di aumentare notevolmente il parallelismo di esecuzione. Attualmente è utilizzata da alcuni compilatori e dal sistema operativo z/OS, ma risulta di fondamentale utilità per la gestione dei Big Data.<br />
Non è proprio una novità, ma i core IFL dedicati agli ambienti Linux beneficiano delle stesse evoluzioni tecnologiche dei core tradizionali. Quindi ora lo zEnterprise dispone dei core più veloci (5.5 GHz n.d.r.) in grado di ospitare più istanze Linux di qualsiasi altra tecnologia. Parliamo di core che, per disegno, sono fatti per funzionare con un utilizzo al 100% . Può sembrare singolare ma alcuni nostri clienti hanno dei sistemi zEnterprise dedicati a Linux, ossia con core di tipo IFL. E’ una possibilità, quella di realizzare un sistema Linux su cui consolidare molte istanze e sfruttare i vantaggi dello zEnterprise.<br />
Ovviamente un’altra novità è quella di configurare lo zEnterprise come sistema ibrido, ospitando sistemi operativi eterogenei: z/OS, Linux per System z, AIX, Linux x86 e Windows. Tutte gestite in modo comune tramite l’Unified Resource Manger.<br />
Ma le innovazioni sono talmente numerose che sintetizzarle è davvero un’impresa impossibile. Tuttavia la strategia di IBM è chiara: non proporre sistemi monoarchitetturali per tutti i tipi di workload, ma proporre sistemi che coniugano flessibilità architetturale con affidabilità e prestazioni.</p>
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